Secondo studi recenti, il 98% dei bambini è presente in qualche modo sui social prima dei due anni. Questo dato evidenzia quanto sia aumentata la tendenza a condividere molti dettagli della propria vita che sarebbe meglio rimanessero privati. Condividere foto dei propri figli, infatti, è molto pericoloso e può avere conseguenze molto gravi. A tal proposito, vediamo insieme cos’è il digital kidnapping.

Cos’è il digital kidnapping?
Il termine inglese digital kidnapping indica letteralmente un rapimento digitale. Più nello specifico, si usa per indicare il furto di immagini di minori pubblicate online con lo scopo di creare una falsa identità. Questo fenomeno è associato a quello dello Sharenting, cioè la sovraesposizione dei figli tramite la condivisione di loro foto e video sui social. Questa tendenza si traduce in infiniti contenuti legati alla vita del minore, dal momento della sua nascita e anche prima. Sono comuni, infatti, le foto di test di gravidanza, ecografie, braccialetti con le informazioni sul neonato e tanto altro.
Il digital kidnapper, grazie alla nutrita presenza di materiale reperibile online, può ricavare tutte le informazioni utili a creare un profilo credibile di un minore. Questa pratica viene erroneamente paragonata al classico furto d’identità ma i due fenomeni sono simili solamente in parte. In entrambi i casi una persona si sostituisce ad un’altra ma nei tipici furti d’identità, il ladro cerca principalmente un tornaconto economico. Nei casi di digital kidnapping, invece, gli scopi sono molto più gravi e pericolosi.

Digital kidnapping: perché si fa?
Il digital kidnapping ha delle dinamiche e degli scopi precisi, vediamo i principali.
In molti casi, il ladro sfrutta la sua nuova identità per adescare minori online. Un ragazzo, infatti, tende ad aprirsi molto più spontaneamente se dall’altro lato c’è un suo coetaneo. In questo modo, il malintenzionato, dopo aver guadagnato la fiducia del giovane, ha la possibilità di chiedere fotografie o video intimi o, addirittura, di attirare il ragazzo o la ragazza in un luogo per poi abusarne fisicamente. Abbiamo trattato l’argomento in maniera più approfondita nell’articolo Adescamento di minori sul web: dove si nascondono i nuovi mostri.
Ci sono altre situazioni in cui il malintenzionato crea delle nuove identità di minori e le rivende nel dark web. È questo il caso di alcune adozioni online che si sono poi rivelate delle truffe. Il ladro, infatti, riesce ad ingannare altre persone creando una situazione delicata, ad esempio fingendo che il bambino sia orfano e bisognoso di cure.

Il consiglio di Nemesis
Per evitare che il proprio figlio diventi vittima di digital kidnapping, ci sono alcune precauzioni che si possono adottare. La prima, e sicuramente la più efficace, è quella di limitare la condivisione di fotografie o video del minore sui social media. In secondo luogo, può essere utile impostare dei limiti alla visibilità dei post. Sulle piattaforme principali è possibile rendere visibile i propri contenuti ad un gruppo ristretto di persone.
Non esiste un vero e proprio reato di Digital Kidnapping, ma questa condotta è punita dalla Legge perché rientra nel reato di sostituzione di persona. L’investigatore privato può, quindi, aiutare le vittime e le loro famiglie a raccogliere le prove utili ad un eventuale procedimento.
