L’Esercizio Abusivo della Professione Investigativa

Non è raro imbattersi in notizie di cronaca relative a qualche professionista “abusivo”. Finti medici, finti dentisti o finti avvocati, la casistica dei finti professionisti è davvero varia. Ma esiste anche l’esercizio abusivo della professione investigativa. Vediamolo insieme.

Cos’è l’esercizio abusivo di una professione

Millantare capacità e caratteristiche, che non ci appartengono, non è di certo reato. C’è chi finge sui propri titoli di studio o sui propri successi ma, fingere per trarne un profitto, esercitando una professione per quale è necessaria una particolare abilitazione o autorizzazione, è reato senza ombra di dubbio, come ci spiega l’art 348 del codice penale:

“Chiunque abusivamente esercita una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 10.000 a euro 50.000.”

È un reato molto grave, perché fingersi professionisti di varia natura va a minare la fiducia della collettività nei confronti di certe attività. La gravità del fatto, inoltre, non sta soltanto nell’esercizio abusivo della professione ma anche nella… truffa che ne deriva.

Come ci ricorda l’art. 640 del codice penale, infatti:

“Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032.”

Fingersi un professionista è un vero e proprio raggiro, procurato a chi si fida per trarne un vantaggio economico. Ma esistono altre violazioni che questa condotta può comportare come la violazione della privacy o le condotte di atti persecutori e molestie, nel caso in cui il finto professionista sia un investigatore. Quindi vediamo insieme il caso dell’abuso della professione investigativa e le sue conseguenze.

abuso professione

Come si riconosce un investigatore abusivo?

Innanzitutto, dobbiamo ribadire che quella dell’investigatore è una professione autorizzata. Necessita infatti di una specifica licenza, rilasciata dalla Prefettura di riferimento.

Nessuno può improvvisarsi investigatore, anche se la cronaca, in realtà, è piena di casi di finti investigatori e di clienti truffati da questi personaggi.

Un “finto investigatore”, non solo si rende responsabile di tutte le violazioni già espresse in precedenza ma, in particolare, viola delle specifiche disposizioni riguardanti la privacy e la vita privata. Come nel caso dell’art. 615 bis del Codice Penale:

“Chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.”

È l’articolo stesso, poi, a specificare quanto sia grave questa condotta se portata a termine da un falso investigatore:

“…la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.”

Ma non solo violazione della privacy e della vita privata, la condotta di un falso investigatore può comportare anche il reato di molestie:

“Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516.”
 

Molestie che possono trasformarsi in veri e propri atti persecutori (stalking) se la persona a cui sono dirette teme per la sua incolumità oppure si sente costretta a cambiare le sue abitudini di vita.
Come vedete, si tratta di condotte molto gravi con conseguenze molto serie. Ecco perché noi di Nemesis vi consigliamo di affidarvi sempre a professionisti muniti di licenza e di tutte le autorizzazioni necessarie a svolgere il lavoro e, in particolare, vi consigliamo di diffidare soprattutto da chi:

  • Non espone in bella vista la sua licenza o le sue certificazioni, necessarie per svolgere la professione investigativa
  • Non vi fa firmare un mandato, necessario per l’incarico e l’inizio dei lavori
  • Si rende disponibile a qualsiasi tipo di intervento, anche se viola la legge o la privacy delle persone
  • E ancora, non fatevi affascinare da chi vi mostra strumentazioni all’avanguardia, perché al giorno d’oggi tutti possono comprare tutto, specialmente online. 

Infine, ricordate che tutte le prove raccolte da un finto investigatore e le relazioni da questo elaborate non potranno mai essere utilizzate in sede di giudizio. Affidarsi ad un professionista significa risparmiare tempo e anche… molto denaro.